sabato 21 novembre 2009

2012

2012

Dal 13 novembre è uscito nei cinema italiani il nuovo film di Roland Emmerich: "2012".

Il regista e sceneggiatore torna a trattare il tema della fine del mondo, o meglio del drastico cambiamento del mondo com'è oggi, col conseguente rischio di estinzione dell'umanità.

Con "The day after tomorrow", nel 2004, l'evento catastrofico veniva attribuito al cambiamento climatico causato dall'attività umana insostenibile. Il film si basava sulle reali teorie riguardanti le possibili conseguenze dell'attività umana, anche se il regista compresse tutti gli eventi in un arco temporale estremamente ristretto. Questo, ovviamente, era giustificato dal fatto che il film, per coinvolgere di più gli spettatori, si basava sulle vicende dei protagonisti del film e non si potevano far passare mesi tra i vari eventi narrati nella storia.

Con "2012", invece, Emmerich abbandona le argomentazioni reali e costruttive, e costruisce il film basandolo sula leggenda della profezia che prevede la fine del mondo per il 21 dicembre 2012.

Il cambiamento della Terra viene giustificato da un irrealistico effetto stellare che provoca il surriscaldamento del nucleo del pianeta e la rapida trasformazione della crosta terrestre.
Si abbandonano, quindi, le teorie scientifiche per cavalcare paure e fantasie popolari.

Non che non sia un film godibile, ma è nettamente inferiore a "The day after tomorrow".
Non offre grandi spundi di riflessione, ma può essere piacevole per un paio d'ore "d'evasione". Oltretutto il film è caratterizzato da spettacolari effetti speciali ad effetto che dovrebbero rendere godibile il film, se lo si vuole guardare senza pretese, soprattutto se si assiste alla proiezione sul grande schermo.
Per questo, è consigliabile guardare "2012" al cinema, adesso che è ancora proiettato nelle sale.
Clicca qui per gli orari di programmazione.

NOTE STONATE:
come sempre nel cinema hollywoodiano, da un lato la storia si regge sulla struttura ormai consolidata con cui gli eventi condiscono le vicende familiari, sentimentali e professionali dei protagonisti e servono a giustificare le scene d'azione che consentono l'uso degli effetti speciali con forte impatto sul pubblico; dall'altro lato, purtroppo, ci sono le solite manipolazioni propagandistiche nascoste ai meno attenti. Elementi a cui solitamente il grande pubblico sembra non dare troppo peso, ma che invece sono elementi quasi subliminali che mirano ad inculcare determinati pregiudizi e idee nelle menti degli pettatori.
Ad esempio:
- La caratterizzazione di alcuni personaggi e la scelta della loro nazionalità. Il riccone malvagio e senza scupoli è russo: guarda caso, dopo la fine della guerra fredda i cattivi erano diventati i cinesi; ora che la Russia torna ad essere come d'ostacolo agli interessi statunitensi ecco che si torna a screditarli.
- I cinesi, invece, ora che la posizione "occidentale" è quella di collaborazione con la nuova superpotenza su cui sembra reggersi l'intera economia "occidentale", vengono mostrati come aperti alla collaborazione per la salvezza dei potenti occidentali; il sistema dello sfruttamento di lavoratori considerati inferiori ai potenti viene giustificato nel film, andando incontro alle idee capitaliste degli imprenditori occidentali a cui tanto piace delocalizzare verso oriente.
- Gli statunitensi sono come sempre i buoni che vogliono salvare l'umanità. Il protagonista viene convinto che quelli che salgono sulle arche sono coloro che è giusto vengano salvati, mentre gli operai e le "fasce medio-basse" non hanno valore e è giusto "sacrificarli". Un messaggio che non sembra moralmente corretto. A salvarsi sono solo i ricchi che pagano profumatamente il biglietto, i potenti, i raccomandati (i familiari del cinese di guardia, per esempio).
- Altro personaggio classico è l'hippie matto che mischia teorie false a teorie che si fondano su reali indagini. Il tutto è fatto ovviamente per screditare teorie scomode che diventano, per il grande pubbico, storie false adatte all'atmosfera fantascientifica del film. Per il grande pubblico, quindi, se la teoria della fine del mondo è solo una trovata filmica e l'hippie ha ragione solo in quanto parte della finzione, tutte le teorie che nel film appaiono come veritiere, nella realtà finiscono per essere percepite come false. Una delle più tipiche manipolazioni.
- Da notare, infine, la presa in giro del Primo Ministro italiano che decide di non unirsi al resto dei capi degli altri stati del mondo, e quindi non si mette in salvo con gli altri.
Che sia una semplice presa in giro o una speranza figurata di liberarsi di un primo ministro poco interessato alla collaborazione internazionale con i paesi "occidentali", è un segno che indica anche come venga considerato colui che una parte degli italiani ritiene il proprio miglior rappresentante e il miglior modello etico-morale da seguire...

GIUDIZIO:
accettabile per passare una serata d'evasione.

venerdì 13 novembre 2009

Riflessione di Simone Perotti

Riporto un'interessante riflessione dello scrittore Simone Perotti, pubblicato qualche tempo fà su "Il Fatto Quotidiano".
"Mi comportavo come un tipico esemplare della mia generazione, quella degli attuali quarantenni. Come quasi tutti i miei coetanei, cresciuti dopo la contestazione, ero un ragazzino molto normalizzato. A diciott'anni non potevamo contestare. Ci avevano già provato, ed era finita. Isola di Wight? Tutto esaurito. Ashram a Pune? Neanche un posto libero. Le comuni in Toscana? In disarmo. A me, a noi, era riservato un destino segnato: scuola, università, master, carriera. Diventavo ragazzo quando ormai il Sessantotto era concluso. Nel 1983 che volevi contestare? Ero in ritardo per il "Movimento", ero troppo giovane per la "Pantera".

Si parla sempre degli anni Settanta, delle speranze di una generazione, della frustrazione di chi aveva vent'anni allora, costretto poi a rientrare nei ranghi. Non ne posso più di sentire questa storia. Quei ragazzi hanno avuto la loro chance, cosa vogliono ancora? Quando superiamo questa specie di senso di colpa collettivo? Quanti film sulla "Meglio Gioventù", sul "Grande Sogno", dobbiamo ancora vedere? Quei ragazzi sono l'attuale classe politica. Mi esimo da qualunque commento. Cosa dovremmo dire noi, quelli venuti dopo!? Perché nessuno commisera noi, che abbiamo pagato il prezzo più alto, quello della normalizzazione, della restaurazione? Per noi è stato impossibile affrontare l'età giovanile in modo libero. Il mondo che ci è stato consegnato era quello del consumismo, dell'omologazione. Niente più rock, solo cover. E' questa l'eredità psicologica e sociale che è stata lasciata alla mia generazione. (...)

Quella dei baby-boomers, cioè la nostra, è una generazione di tecnici, gente impressionata dalle potenzialità reddituali di un corso di studi, mai guidata dalla passione, sempre dall'opportunità. Abbiamo letto poco, partorito pessimi sogni e letteratura ancora peggiore. I nostri romanzi sono per lo più storie dal valore sociologico, affreschi di una generazione in preda alle nevrosi. Quando va bene sono racconti di genere, scopiazzati qua e là. Ispettori, poliziotti, magistrati col gusto dell massacro. Tutta roba già letta, inventata da altri, riscritta. La mia generazione ha inventato lo splatter, il trash, i romanzi ispirati dalla cronaca. Una generazione di indecisi, di uomini incapaci di sostenere le responsabilità. Atei senza ateismo, single senza rifiutare la famiglia, senza figli solo per paura. Abbiamo rotto il modello sociale tradizionale solo per incapacità. Cosa c'è nelle nostre vite dopo "L'ultimo bacio"?".
Sembra un ottimo ritratto dell'attuale situazione socio-culturale italiana, che si rispecchia inevitabilmente anche nella produzione artistica (in particolare, quella cinematografica).

lunedì 9 novembre 2009

Segnali dal futuro

Segnali dal futuro

Trama

In una scuola elementare del Massachusetts, nel 1959, viene fatto disegnare ai bambini come immaginano il futuro.
Una bambina, Lucynda, sente delle voci che la spingono a riempire il foglio di numeri.
Tutti i fogli vengono seppelliti per 50 anni, così nel 2009 vengono riportati alla luce.
Dopo la cerimonia, ciascun foglio viene distribuito ai nuovi studenti e il foglio di Lucynda finisce al figlio del protagonista, il prof. Kesler (Nicolas Cage), professore universitario.
Il prof. Kesler scopre che i numeri scritti su quel foglio nascondono le date delle principali catastrofi degli ultimi 50 anni, con anche il numero esatto delle relative vittime e le coordinate geografiche in cui accade ogni evento.
Quando, il giorno dopo, il prof. Kesler assiste ad uno dei tre disastri che ancora non si erano avverati (un aereo precipita davanti ai suoi occhi), ottiene la conferma di quanto aveva scoperto e decide di cercare di scongiurare gli altri due eventi rimasti.
Intanto, il figlio viene avvicinato da strane entità malefiche ed inizia a sentire sussurri incomprensibili.

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Riflessioni

Un tipico film hollywoodiano in parte manipolatore di menti, con anche la tipica teoria degli alieni che controllano l'umanità e la reimpiantano su pianeti vergini come da uno zoo all'altro.
Ma anche da questo film si può riflettere su un punto: non è necessario l'intervento di entità "superiori" di alcun tipo per evitare che accadano certe catastrofi.
Di recente ci sono stati parecchi episodi evitabili, previsti da varie persone che hanno semplicemente constatato la realtà e che non sono state ascoltate. Ad esempio, la catastrofe mal gestita di New Orleans; ma ancora più evidenti sono quelle italiane: quella a L'Aquila, con violazione delle norme antisismiche e case costruite con la sabbia; o quella a Messina, con il disboscamento della montagna e l'inevitabile frana che ha travolto case costruite in zona pericolosa. In entrambi i casi, c'erano tutti i segnali e gli avvertimenti che avrebbero potuto evitare tante vittime.
Basterebbe ascoltare certi segnali e prevenire possibili catastrofi, senza dover attendere le voci degli alieni...

Film manipolatore e di propaganda, evitabile o comunque guardabile con occhio critico.

venerdì 6 novembre 2009

Capitalism: A Love Story

CAPITALISM: A LOVE STORY


Il 30 ottobre è stato distribuito nei cinema italiani il nuovo film-documentario di Michael Moore: "Capitalism: a love story".
Opera fondamentale, mostra la situazione economica e sociale imposta dal capitalismo e dominante nelle società "occidentali".

Michael Moore già aveva trattato alcuni aspetti di questa tematica 20 anni fa, con il film "Roger & Me", con cui, trattando la crisi che aveva colpito Flint, mostrava come gli Stati Uniti si basassero su un sistema insostenibile che portava all'impoverimento di intere città, fino a trasformarle in città fantasma (mentre la gente veniva sbattuta in mezzo alla strada).
Aveva accennato al problema della ricerca esclusiva di profitti anche in "Sicko", con cui mostrava come il sistema capitalista fosse stato applicato alla sanità, senza alcun beneficio alla collettività (anzi!).

Facendo qualche accenno anche a questi due suoi precedenti fim, Moore torna a mostrare come il sistema capitalista, con "libero mercato" unito a deregolamentazione e basato esclusivamente sulla ricerca di profitto a scapito delle vite umane e dello sviluppo della società, sia un sistema criminale, immorale, dannoso e ingiusto.
Dopo 20 anni dal suo primo avvertimento, purtropo il sistema non è cambiato, ma si è diffuso arrivando al livello critico attuale.
Viene sottolineato che negli Stati Uniti (come in Italia, del resto), a dominare sono gruppi d'affari, non il popolo come prevederebbe la "democrazia". Questo fa sì che le leggi favoriscano quei gruppi, società e banche che cercano profitto e non si pensa ai lavoratori che vengono licenziati anche se produttivi, non si pensa alle famiglie sfrattate perché truffate dalle banche, ecc.
Negli Stati Uniti alcune aziende sono arrivate a fare assicurazioni sulla vita per i dipendenti dei livelli più bassi, i cui beneficiari erano le aziende stesse, di modo che i dirigenti avrebbero guadagnato dalla morte dei propri dipendenti (mentre spese mediche e burocratiche restavano comunque a carico delle ignare famiglie dei defunti).
Per non parlare della sanità a scopo di lucro (trattata in "Sicko") che arriva a contrastare chi ha bisogno di cure.

Purtroppo, però, quello che sta avvenendo nella società "occidentale", è una triste ripetizione di ciò che avveniva nel '29 negli Stati Uniti e che avrebbe dovuto mettere in guardia affinché non si ripetesse ciò che invece sta accadendo.
Ma avvertimenti e mòniti per cercare il benessere comune e non il profitto, c'erano già da secoli. Almeno dal '700, quando i valori della ricerca del bene comune furono inseriti anche nella Costituzione statunitense.
Per non parlare del messaggio evangelico (a cui accenna Michael Moore nel film), che dice di occuparsi dei poveri e degli ammalati, e che non si può servire Dio e mammona.
Purtroppo, si apprende che a Wall Street (che ha influenzato la politica statunitense e non solo), il mercato e quindi il denaro è venerato, Wall Street è considerato un luogo sacro (!) dai criminali che stanno distruggendo il pianeta e la società mondiale.
Tra Dio e mammona, è evidente quale è stata la scelta fatta dai gruppi d'affari che governano i paesi "occidentali".

Moore conclude indicando una possibile soluzione (abbastanza simile a quella indicata da altri anche in Italia): unirsi nella protesta per ottenere giustizia e democrazia, ma anche votare per le persone giuste ogni volta che se ne ha la possibilità, perché se si continua a votare sempre più verso i gruppi d'affari che hanno governato fin ora (i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti), il cambio di rotta difficilmente si può ottenere (anche perché chi ci sta guadagnando non ha alcuna intenzione di spartire i propri privilegi con altri, come qualcuno spera votandoli).

Film indispensabile, da vedere!


Clicca qui per vedere gli orari di programmazione nei cinema di Roma.

sabato 24 ottobre 2009

Festival di Roma 2009

FESTIVAL DI ROMA

Dal 15 al 23 ottobre si è svolta la 4^ edizione del Festival Internazionale del Cinema di Roma.

Riporto l'articolo in cui vengono annunciati tutti i premiati di quest'anno.

23/10/09 - Una giuria internazionale composta da personalità del mondo delle arti e della cultura ha giudicato i film in concorso nell'ambito della Selezione Ufficiale. Milos Forman è il presidente, affiancato da Gabriele Muccino, Gae Aulenti, Jean-Loup Dabadie, Pavel Lungin, Senta Berger.
La giuria internazionale ha assegnato:

- Premio Marc'Aurelio d'Oro della Giuria al miglior film:Brotherskab / Brotherhood di Nicolo Donato
- Premio Marc'Aurelio d'Argento della Giuria alla migliore attrice:Helen Mirren per The Last Station
- Premio Marc'Aurelio d'Argento della Giuria al migliore attore:Sergio Castellitto per Alza la Testa
- Gran Premio della Giuria Marc'Aurelio d'argento: L'uomo che verrà di Giorgio Diritti


IL PREMIO ASSEGNATO DAL PUBBLICO
Il Festival Internazionale del Film di Roma prevede la partecipazione di tutti gli spettatori all'assegnazione del Premio Marc'Aurelio d'Oro del pubblico al miglior film - BNL. Ad ogni possessore di biglietto è stata consegnata, all'ingresso in sala, una tessera "gratta e vota" relativa al film in programmazione, con la quale il pubblico ha espresso il proprio gradimento. I film che hanno partecipato all'assegnazione del premio sono quelli in concorso della Selezione Ufficiale.
Il pubblico ha assegnato il:
- Premio Marc'Aurelio d'Oro del pubblico al miglior film - BNL: L'uomo che verrà di Giorgio Diritti


I PREMI ASSEGNATI DALLE GIURIE DI RAGAZZI
Due giurie, una composta da 29 ragazzi dagli 8 ai 13 anni e l'altra da 35 ragazzi dai 14 ai 17 anni scelti sul territorio nazionale, ha assegnato i premi della sezione Alice nella città.
- Premio Marc'Aurelio d'Argento Alice nella città sotto i 12 anni:Last Ride di Glendyn Ivin
- Premio Marc'Aurelio d'Argento Alice nella città sopra i 12 anni:Oorlogswinter / Winter in Wartime di Martin Koolhoven

- Menzione speciale: Vegas di Gunnar Vikene


IL PREMIO AL MIGLIOR DOCUMENTARIO
La giuria per i documentari diretta da Folco Quilici con Francesco Conversano, Salvo Cuccia, Giovanna Gagliardo, Gianfranco Pannone, Franco PiavolieSherin Salvetti ha assegnato il premio Marc'Aurelio d'argento al miglior documentario per la Sezione L'Altro Cinema | Extra.

- Premio Marc'Aurelio d'argento al miglior documentario per la Sezione L'Altro Cinema | Extra: Sons of Cuba di Andrew Lang

- Menzione speciale: Fratelli d'Italia di Claudio Giovannesi
- Menzione speciale: Severe Clear di Kristian Fraga


IL PREMIO ALLA CARRIERA

Dopo Sean Connery, Sophia Loren e Al Pacino, il Festival rende omaggio all'attrice che ha ricevuto più nomination nella storia dell'Academy, Meryl Streep. A lei viene assegnato il Premio Marc'Aurelio d'Oro alla Carriera.

(www.romacinemafest.it)

mercoledì 7 ottobre 2009

La custode di mia sorella

“La custode di mia sorella” di Nick Cassavetes, con Cameron Diaz per la prima volta in un ruolo drammatico.

TRAMA
Una coppia di genitori, per poter effettuare il trapianto di midollo spinale alla loro primogenita malata di leucemia, decide di concepire una seconda figlia il cui corredo genetico sia compatibile. Nonostante il buon rapporto che si instaura tra le due figlie, la secondogenita, all'età di 11 anni decide di interrompere le terapia e fare causa ai genitori. La svolta drammatica spinge a riflettere su alcuni problemi etici, morali e giuridici profondi.

CONSIDERAZIONI
Giudizio sicuramente positivo per questo film - vietato in Italia ai minori di 14 anni (anche giustamente, visto il tema e la presenza di scene molto forti).

NOTA STONATA
L'unica nota stonata del film può essere una frase ambigua pronunciata nella prima parte, che si può prestare a facili strumentalizzazioni e generalizzazioni.
Mi riferisco alla frase
"Abbiamo agìto contro natura e siamo stati puniti".
SPUNTI di RIFLESSIONE
Come per qualunque opera, anche in questo caso è possibile partire da questo film per aprire profonde riflessioni su varie tematiche, iniziare ampi dibattiti, in campo nazionale o anche internazionale, soprattutto in questo caso in cui vengono toccati argomenti molto importanti e delicati, ma fondamentali.

  • A partire dal tema della creazione di persone/copie genetiche al solo scopo di prelevare da esse organi da reimpiantare nelle persone originali (rischio già trattato, ad esempio, in "The Island").
  • Da qui, si potrebbe arrivare a trattare anche argomenti come i rischi che ci possono essere lasciando Scienza, Ricerca e Sanità senza limiti di alcun genere (anche morali) e senza controlli.
  • Così si finirebbe per trattare anche delle sperimentazioni superflue, inutili e immorali (attualmente si parla di un 80% in tal senso).
  • C'è poi il rischio della creazione (volontaria o involontaria) di nuove malattie (come ipotizzato, ad esemio, nel film "Mission: Impossible 2", e come si dice sia avvenuto per l'AIDS e anche per il virus A/H1N1)
  • Quindi, c'è il tema (molto attuale) dell'accanimento terapeutico, su cui si erano accesi i riflettori in Italia con il caso Englaro (durato 17 anni). Attualmente, purtroppo, invece di aprire il dibattito nazionale e interpellare i cittdini su un argomento tanto importante, è stata presentata la legge Calabrò in tema di Testamento Biologico che, oltre a non essere minimamente il frutto di discussioni o referendum popolari, va contro una parte non trascurabile dei cittadini italiani (che si sono espressi diversamente in questi anni), e va esattamente nella direzione opposta rispetto ai provvedimenti che si stanno prendendo in paesi come la Germania e la Gran Bretagna, per non parlare dell'Olanda. L'assurdità della legge presentata diventa evidente in passaggi contraddittori come il seguente:
    "2.Il divieto di accanimento terapeutico non può legittimare attività che direttamente o indirettamente, per loro natura o nelle intenzioni di chi li richiede o li pone in essere, configurino pratiche di carattere eutanasico o di abbandono terapeutico."
  • E, ovviamente, c'è il tema principale della lotta contro il cancro, che porta a riflettere sulla necessità di individuare sistemi più efficaci per curare questo tipo di malattie. Il che, farebbe parlare nuovamente delle cellule staminali che, secondo recenti studi, potrebbero essere alla base per poter curare direttamente le cellule malate senza la necessità di trapianti o di "copie genetiche", e soprattutto si andrebbero finalmente a sostituire le attuali tecniche invasive (non troppo efficaci) che bombardano l'intero organo/organismo malato, portando a conseguenze e sofferenzze ormai risapute. Invece di bloccare la ricerca, forse sarebbe il caso di incentivarla (non senza controllo) affinché, grazie alle cellule staminali, si riesca a circoscrivere l'intervento alle sole cellule già malate. Sarebbe una svolta significativa.
Insomma, ottimo film, ottime interpretazioni, e ottimi i tanti spunti di riflessione.
Consigliato.

venerdì 25 settembre 2009

Oil

Segnalo un altro film, "Oil", di Massimiliano Mazzotta.
Si tratta di un documentario che tratta dell'inquinamento prodotto dalle raffinerie in Sardegna, delle condizioni dei lavoratori e dei possibili legami tra i fumi delle raffinerie e l'incidenza tumorale o le affezioni alle vie respiratorie.
Con questo film, Mazzotta ha vinto la seconda edizione dell'Ecologico International Film Festival “per la rabbia militante con cui documenta la delittuosità di un sistema industriale” (come si legge nelle motivazioni della Giuria).
Il documentario, però,
è stato oggetto di censura in un altro festival ed è in corso un contenzioso tra la Saras (dei fratelli Moratti) e il regista in sede giudiziaria civile per impedirne la diffusione.
(L'Espresso blog)
Di "Oil" si è parlato anche sul primo numero del nuovo quotidiano nazionale "Il Fatto Quotidiano":

C'è un film invisibile come i tumori degli abitanti di Sarroch, propaggine di Cagliari, sede della Saras, la più grande raffineria del Mediterraneo edificata per volontà di Angelo Moratti quasi mezzo secolo fa: la Sardegna lasciò passare lo “s t ra n i e ro ” il 24 maggio del 1962. “Oil” è lo sconvolgente racconto di un cataclisma sociale, l’odore del petrolio in presa diretta. Scava dentro i dubbi, declina risposte scomode, insinua soprattutto una stretta relazione tra l’incidenza tumorale e i fumi che colorano il paesaggio di una riserva naturale trasformata in polo petrolchimico allargato (Saras, Polimeri Europa, Sarlux, Sasolo, Air Liquide, Enichem). Ipotesi e riflessioni che a Massimiliano Mazzotta, documentarista leccese di 37 anni, stanno cambiando l’esistenza. Per girare e autoprodurre “Oil”, ha speso 15.000 euro. Meno, molto meno di quanto gli avvocati di Saras Raffinerie Sarde S.p.a, non pretendano da lui per aver prospettato fatti “totalmente difformi dal vero”. E’ un uomo in fuga. “Non vivo da otto mesi. Quando sbarco in Sardegna, mi sento come un terrorista. Tribunali, udienze, citazioni. Prima di questa esperienza, non sapevo neanche cosa fosse uno studio legale”. Stamane, in un’aula cagliaritana di giustizia, si discuterà del sequestro probatorio dell’opera. E’ la prima volta che un giudice si pronuncia su “Oil” e la decisione, potrebbe suonare già d e fi n i t i va . L’idea di ragionare sulla Saras, a Mazzotta venne durante una vacanza sarda del 2007. Accese la telecamera ad agosto. Centotrenta ore di materiali, rifiutate da grandi distribuzioni e piccole rassegne. Rari inviti, retromarce inattese, dinieghi impauriti. Così “Oil” è scivolato rapidamente nell’anonimato. Al festival di Arenzano, periferia di Cannes, cinque giorni fa, la pellicola è rimasta nella “pizza”. Merito di una diffida preparata per conto della famiglia Moratti dagli avvocati Miglior Chessa e Luminoso. Un sentiero fitto di appigli procedurali e conclusioni che al termine della lettura, sembrano evocare lo spettro della censura. A Sarroch, Il “Todo modo” del nuovo millennio, non l’ha visto quasi nessuno. Mazzotta non è il regista Elio Petri e un colpevole certo, a Sarroch e dintorni, non è stato individuato. La diffusione dell’opera ha avuto afrori semiclandestini. Un’affollata proiezione in un bar e il rabbioso imbarazzo del sindaco di centrosinistra Mauro Cois: “La demagogia non serve a nulla. La mia amministrazione lavora da due anni a un’indagine epidemiologica che su base scientifica farà luce sulla vicenda. Il signor Mazzotta sprofonda nel facile sensazionalismo per pubblicizzare se s tesso. E’ un salto logico che io non mi posso permettere”. Cois ha visto “Oil” tre volte, quando gli chiedi se l’indagine abbia identificato un nesso tra raffineria e mali incurabili, si irrita. “Non le do la liberatoria per l’intervista, legga gli atti”. Poi saluta. Ha fretta. L’indagine condotta dal professor Biggeri, ordinario di Statistica medica all’università di Firenze sui decessi avvenuti a Sarroch tra l’81 e il 2001, elenca cifre e dati. Una minore mortalità rispetto alla media regionale per le malattie cardiovascolari, ma maggiore del due per cento, se si analizzano tumori e affezioni alle vie respiratorie. Percentuale che cresce esponenzialmente, analizzando il lasso temporale tra 2001 e 2003. Più 17 per cento. Mazzotta non polemizza con Cois: “Capisco i suoi timori. Mi ha raccontato che la Saras, che occupa quasi tre volte lo spazio fisico del paese, versa al comune 2.500.000 euro l’anno di solo Ici”. “Oil” fa paura. Parla di fumo, disperazione, oblìo. Di sicurezza negata e propaganda. Descrive la colonizzazione di un pezzo d’Italia costretto a patti dalla povertà. Da avamposto agropastorale, a promessa di modernità, il borgo è cresciuto con la Saras. Di pari passo, legando il proprio destino alle emissioni di benzene. Là dove non c’era niente, oggi si trova lavoro per tutti. Milleottocento posti fissi e un indotto che con l’appalto alle numerose ditte esterne che si avvicendano nel rischioso andirivieni tra esalazioni e cisterne, “solle va” la depressione dell’intero Sud Sardegna. Mazzotta ha chiesto le autorizzazioni per accedere all’impianto. Incredibilmente, gli sono state concesse. Secondo i legali di Moratti con dolo e slealtà. “Mi hanno sottovalutato. Ritenevano impossibile che un signor nessuno creasse danni”. Un baco nel sistema che gli ha permesso di addentrarsi in una realtà difficile: “Dove i controlli medici sui lavoratori si svolgono a bordo di roulotte, gli orari dei turni non permettono distrazioni e si muore, come nel maggio 2009”. Tre operai caduti sul lavoro, mentre pulivano l’impianto di desolforazione. In “Oil”, i responsabili della Saras, parlano a lungo. C’è spazio per le riflessioni dell’ex responsabile della comunicazione Giorgio Zonza (al suo posto ora recita Stefano Filucchi, ex poliziotto, membro dell’Osser vatorio sulla sicurezza negli stadi al Viminale e vice direttore generale dell’Inter, in visita allo stabilimento con i calciatori Chivu e Cordoba, il 19 settembre). Zonza discute di “p ro - gre s s o ” e mostra un gabbiano giocattolo. Gabì, utilizzato sui banchi delle elementari di Sarroch e disegnato in pubblicazioni ad hoc (“Alla scoperta della Saras”) come simbolo di amicizia infantile, mentre tira un calcio al pallone, magnifica l’espansione dell’azienda: “E’ grande come trecento campi di calcio” e suggerisce suadente ai bambini: “La parola magica è petrolio”. In 47 anni, non è cambiato niente. Dagli spot in pellicola degli albori, tono da cinegiornale e sorti progressive disegnate da una voce fuori campo: “La raffineria è pronta (...) la gigantesca candela simbolo delle raffinerie, arderà perennemente nel cielo sardo per terra e per mare” ad oggi. La fiamma, in effetti, brucia. Nell’atto di citazione che invita Mazzotta a comparire, i legali sbandierano le certificazioni europee (Iso 14001 e Emas) su ambiente e sicurezza che mettono la Saras al riparo dalle contestazioni. Ma a Sarroch il pesce sa di nafta e i bambini, secondo il professor Biggeri, hanno subito modificazioni “pur reversibili” del Dna. Se il film fosse veicolato, il danno d’immagine per una famiglia impegnata in attività sociali e ambientali, sarebbe enorme. Come dice Gianmarco Moratti, nelle sequenza finale: “La Saras è la nostra famiglia”. E nel clan, spazio per chi non spegne la telecamera, non si intravede.

Il Fatto Quotidiano