sabato 24 ottobre 2009

Festival di Roma 2009

FESTIVAL DI ROMA

Dal 15 al 23 ottobre si è svolta la 4^ edizione del Festival Internazionale del Cinema di Roma.

Riporto l'articolo in cui vengono annunciati tutti i premiati di quest'anno.

23/10/09 - Una giuria internazionale composta da personalità del mondo delle arti e della cultura ha giudicato i film in concorso nell'ambito della Selezione Ufficiale. Milos Forman è il presidente, affiancato da Gabriele Muccino, Gae Aulenti, Jean-Loup Dabadie, Pavel Lungin, Senta Berger.
La giuria internazionale ha assegnato:

- Premio Marc'Aurelio d'Oro della Giuria al miglior film:Brotherskab / Brotherhood di Nicolo Donato
- Premio Marc'Aurelio d'Argento della Giuria alla migliore attrice:Helen Mirren per The Last Station
- Premio Marc'Aurelio d'Argento della Giuria al migliore attore:Sergio Castellitto per Alza la Testa
- Gran Premio della Giuria Marc'Aurelio d'argento: L'uomo che verrà di Giorgio Diritti


IL PREMIO ASSEGNATO DAL PUBBLICO
Il Festival Internazionale del Film di Roma prevede la partecipazione di tutti gli spettatori all'assegnazione del Premio Marc'Aurelio d'Oro del pubblico al miglior film - BNL. Ad ogni possessore di biglietto è stata consegnata, all'ingresso in sala, una tessera "gratta e vota" relativa al film in programmazione, con la quale il pubblico ha espresso il proprio gradimento. I film che hanno partecipato all'assegnazione del premio sono quelli in concorso della Selezione Ufficiale.
Il pubblico ha assegnato il:
- Premio Marc'Aurelio d'Oro del pubblico al miglior film - BNL: L'uomo che verrà di Giorgio Diritti


I PREMI ASSEGNATI DALLE GIURIE DI RAGAZZI
Due giurie, una composta da 29 ragazzi dagli 8 ai 13 anni e l'altra da 35 ragazzi dai 14 ai 17 anni scelti sul territorio nazionale, ha assegnato i premi della sezione Alice nella città.
- Premio Marc'Aurelio d'Argento Alice nella città sotto i 12 anni:Last Ride di Glendyn Ivin
- Premio Marc'Aurelio d'Argento Alice nella città sopra i 12 anni:Oorlogswinter / Winter in Wartime di Martin Koolhoven

- Menzione speciale: Vegas di Gunnar Vikene


IL PREMIO AL MIGLIOR DOCUMENTARIO
La giuria per i documentari diretta da Folco Quilici con Francesco Conversano, Salvo Cuccia, Giovanna Gagliardo, Gianfranco Pannone, Franco PiavolieSherin Salvetti ha assegnato il premio Marc'Aurelio d'argento al miglior documentario per la Sezione L'Altro Cinema | Extra.

- Premio Marc'Aurelio d'argento al miglior documentario per la Sezione L'Altro Cinema | Extra: Sons of Cuba di Andrew Lang

- Menzione speciale: Fratelli d'Italia di Claudio Giovannesi
- Menzione speciale: Severe Clear di Kristian Fraga


IL PREMIO ALLA CARRIERA

Dopo Sean Connery, Sophia Loren e Al Pacino, il Festival rende omaggio all'attrice che ha ricevuto più nomination nella storia dell'Academy, Meryl Streep. A lei viene assegnato il Premio Marc'Aurelio d'Oro alla Carriera.

(www.romacinemafest.it)

mercoledì 7 ottobre 2009

La custode di mia sorella

“La custode di mia sorella” di Nick Cassavetes, con Cameron Diaz per la prima volta in un ruolo drammatico.

TRAMA
Una coppia di genitori, per poter effettuare il trapianto di midollo spinale alla loro primogenita malata di leucemia, decide di concepire una seconda figlia il cui corredo genetico sia compatibile. Nonostante il buon rapporto che si instaura tra le due figlie, la secondogenita, all'età di 11 anni decide di interrompere le terapia e fare causa ai genitori. La svolta drammatica spinge a riflettere su alcuni problemi etici, morali e giuridici profondi.

CONSIDERAZIONI
Giudizio sicuramente positivo per questo film - vietato in Italia ai minori di 14 anni (anche giustamente, visto il tema e la presenza di scene molto forti).

NOTA STONATA
L'unica nota stonata del film può essere una frase ambigua pronunciata nella prima parte, che si può prestare a facili strumentalizzazioni e generalizzazioni.
Mi riferisco alla frase
"Abbiamo agìto contro natura e siamo stati puniti".
SPUNTI di RIFLESSIONE
Come per qualunque opera, anche in questo caso è possibile partire da questo film per aprire profonde riflessioni su varie tematiche, iniziare ampi dibattiti, in campo nazionale o anche internazionale, soprattutto in questo caso in cui vengono toccati argomenti molto importanti e delicati, ma fondamentali.

  • A partire dal tema della creazione di persone/copie genetiche al solo scopo di prelevare da esse organi da reimpiantare nelle persone originali (rischio già trattato, ad esempio, in "The Island").
  • Da qui, si potrebbe arrivare a trattare anche argomenti come i rischi che ci possono essere lasciando Scienza, Ricerca e Sanità senza limiti di alcun genere (anche morali) e senza controlli.
  • Così si finirebbe per trattare anche delle sperimentazioni superflue, inutili e immorali (attualmente si parla di un 80% in tal senso).
  • C'è poi il rischio della creazione (volontaria o involontaria) di nuove malattie (come ipotizzato, ad esemio, nel film "Mission: Impossible 2", e come si dice sia avvenuto per l'AIDS e anche per il virus A/H1N1)
  • Quindi, c'è il tema (molto attuale) dell'accanimento terapeutico, su cui si erano accesi i riflettori in Italia con il caso Englaro (durato 17 anni). Attualmente, purtroppo, invece di aprire il dibattito nazionale e interpellare i cittdini su un argomento tanto importante, è stata presentata la legge Calabrò in tema di Testamento Biologico che, oltre a non essere minimamente il frutto di discussioni o referendum popolari, va contro una parte non trascurabile dei cittadini italiani (che si sono espressi diversamente in questi anni), e va esattamente nella direzione opposta rispetto ai provvedimenti che si stanno prendendo in paesi come la Germania e la Gran Bretagna, per non parlare dell'Olanda. L'assurdità della legge presentata diventa evidente in passaggi contraddittori come il seguente:
    "2.Il divieto di accanimento terapeutico non può legittimare attività che direttamente o indirettamente, per loro natura o nelle intenzioni di chi li richiede o li pone in essere, configurino pratiche di carattere eutanasico o di abbandono terapeutico."
  • E, ovviamente, c'è il tema principale della lotta contro il cancro, che porta a riflettere sulla necessità di individuare sistemi più efficaci per curare questo tipo di malattie. Il che, farebbe parlare nuovamente delle cellule staminali che, secondo recenti studi, potrebbero essere alla base per poter curare direttamente le cellule malate senza la necessità di trapianti o di "copie genetiche", e soprattutto si andrebbero finalmente a sostituire le attuali tecniche invasive (non troppo efficaci) che bombardano l'intero organo/organismo malato, portando a conseguenze e sofferenzze ormai risapute. Invece di bloccare la ricerca, forse sarebbe il caso di incentivarla (non senza controllo) affinché, grazie alle cellule staminali, si riesca a circoscrivere l'intervento alle sole cellule già malate. Sarebbe una svolta significativa.
Insomma, ottimo film, ottime interpretazioni, e ottimi i tanti spunti di riflessione.
Consigliato.

venerdì 25 settembre 2009

Oil

Segnalo un altro film, "Oil", di Massimiliano Mazzotta.
Si tratta di un documentario che tratta dell'inquinamento prodotto dalle raffinerie in Sardegna, delle condizioni dei lavoratori e dei possibili legami tra i fumi delle raffinerie e l'incidenza tumorale o le affezioni alle vie respiratorie.
Con questo film, Mazzotta ha vinto la seconda edizione dell'Ecologico International Film Festival “per la rabbia militante con cui documenta la delittuosità di un sistema industriale” (come si legge nelle motivazioni della Giuria).
Il documentario, però,
è stato oggetto di censura in un altro festival ed è in corso un contenzioso tra la Saras (dei fratelli Moratti) e il regista in sede giudiziaria civile per impedirne la diffusione.
(L'Espresso blog)
Di "Oil" si è parlato anche sul primo numero del nuovo quotidiano nazionale "Il Fatto Quotidiano":

C'è un film invisibile come i tumori degli abitanti di Sarroch, propaggine di Cagliari, sede della Saras, la più grande raffineria del Mediterraneo edificata per volontà di Angelo Moratti quasi mezzo secolo fa: la Sardegna lasciò passare lo “s t ra n i e ro ” il 24 maggio del 1962. “Oil” è lo sconvolgente racconto di un cataclisma sociale, l’odore del petrolio in presa diretta. Scava dentro i dubbi, declina risposte scomode, insinua soprattutto una stretta relazione tra l’incidenza tumorale e i fumi che colorano il paesaggio di una riserva naturale trasformata in polo petrolchimico allargato (Saras, Polimeri Europa, Sarlux, Sasolo, Air Liquide, Enichem). Ipotesi e riflessioni che a Massimiliano Mazzotta, documentarista leccese di 37 anni, stanno cambiando l’esistenza. Per girare e autoprodurre “Oil”, ha speso 15.000 euro. Meno, molto meno di quanto gli avvocati di Saras Raffinerie Sarde S.p.a, non pretendano da lui per aver prospettato fatti “totalmente difformi dal vero”. E’ un uomo in fuga. “Non vivo da otto mesi. Quando sbarco in Sardegna, mi sento come un terrorista. Tribunali, udienze, citazioni. Prima di questa esperienza, non sapevo neanche cosa fosse uno studio legale”. Stamane, in un’aula cagliaritana di giustizia, si discuterà del sequestro probatorio dell’opera. E’ la prima volta che un giudice si pronuncia su “Oil” e la decisione, potrebbe suonare già d e fi n i t i va . L’idea di ragionare sulla Saras, a Mazzotta venne durante una vacanza sarda del 2007. Accese la telecamera ad agosto. Centotrenta ore di materiali, rifiutate da grandi distribuzioni e piccole rassegne. Rari inviti, retromarce inattese, dinieghi impauriti. Così “Oil” è scivolato rapidamente nell’anonimato. Al festival di Arenzano, periferia di Cannes, cinque giorni fa, la pellicola è rimasta nella “pizza”. Merito di una diffida preparata per conto della famiglia Moratti dagli avvocati Miglior Chessa e Luminoso. Un sentiero fitto di appigli procedurali e conclusioni che al termine della lettura, sembrano evocare lo spettro della censura. A Sarroch, Il “Todo modo” del nuovo millennio, non l’ha visto quasi nessuno. Mazzotta non è il regista Elio Petri e un colpevole certo, a Sarroch e dintorni, non è stato individuato. La diffusione dell’opera ha avuto afrori semiclandestini. Un’affollata proiezione in un bar e il rabbioso imbarazzo del sindaco di centrosinistra Mauro Cois: “La demagogia non serve a nulla. La mia amministrazione lavora da due anni a un’indagine epidemiologica che su base scientifica farà luce sulla vicenda. Il signor Mazzotta sprofonda nel facile sensazionalismo per pubblicizzare se s tesso. E’ un salto logico che io non mi posso permettere”. Cois ha visto “Oil” tre volte, quando gli chiedi se l’indagine abbia identificato un nesso tra raffineria e mali incurabili, si irrita. “Non le do la liberatoria per l’intervista, legga gli atti”. Poi saluta. Ha fretta. L’indagine condotta dal professor Biggeri, ordinario di Statistica medica all’università di Firenze sui decessi avvenuti a Sarroch tra l’81 e il 2001, elenca cifre e dati. Una minore mortalità rispetto alla media regionale per le malattie cardiovascolari, ma maggiore del due per cento, se si analizzano tumori e affezioni alle vie respiratorie. Percentuale che cresce esponenzialmente, analizzando il lasso temporale tra 2001 e 2003. Più 17 per cento. Mazzotta non polemizza con Cois: “Capisco i suoi timori. Mi ha raccontato che la Saras, che occupa quasi tre volte lo spazio fisico del paese, versa al comune 2.500.000 euro l’anno di solo Ici”. “Oil” fa paura. Parla di fumo, disperazione, oblìo. Di sicurezza negata e propaganda. Descrive la colonizzazione di un pezzo d’Italia costretto a patti dalla povertà. Da avamposto agropastorale, a promessa di modernità, il borgo è cresciuto con la Saras. Di pari passo, legando il proprio destino alle emissioni di benzene. Là dove non c’era niente, oggi si trova lavoro per tutti. Milleottocento posti fissi e un indotto che con l’appalto alle numerose ditte esterne che si avvicendano nel rischioso andirivieni tra esalazioni e cisterne, “solle va” la depressione dell’intero Sud Sardegna. Mazzotta ha chiesto le autorizzazioni per accedere all’impianto. Incredibilmente, gli sono state concesse. Secondo i legali di Moratti con dolo e slealtà. “Mi hanno sottovalutato. Ritenevano impossibile che un signor nessuno creasse danni”. Un baco nel sistema che gli ha permesso di addentrarsi in una realtà difficile: “Dove i controlli medici sui lavoratori si svolgono a bordo di roulotte, gli orari dei turni non permettono distrazioni e si muore, come nel maggio 2009”. Tre operai caduti sul lavoro, mentre pulivano l’impianto di desolforazione. In “Oil”, i responsabili della Saras, parlano a lungo. C’è spazio per le riflessioni dell’ex responsabile della comunicazione Giorgio Zonza (al suo posto ora recita Stefano Filucchi, ex poliziotto, membro dell’Osser vatorio sulla sicurezza negli stadi al Viminale e vice direttore generale dell’Inter, in visita allo stabilimento con i calciatori Chivu e Cordoba, il 19 settembre). Zonza discute di “p ro - gre s s o ” e mostra un gabbiano giocattolo. Gabì, utilizzato sui banchi delle elementari di Sarroch e disegnato in pubblicazioni ad hoc (“Alla scoperta della Saras”) come simbolo di amicizia infantile, mentre tira un calcio al pallone, magnifica l’espansione dell’azienda: “E’ grande come trecento campi di calcio” e suggerisce suadente ai bambini: “La parola magica è petrolio”. In 47 anni, non è cambiato niente. Dagli spot in pellicola degli albori, tono da cinegiornale e sorti progressive disegnate da una voce fuori campo: “La raffineria è pronta (...) la gigantesca candela simbolo delle raffinerie, arderà perennemente nel cielo sardo per terra e per mare” ad oggi. La fiamma, in effetti, brucia. Nell’atto di citazione che invita Mazzotta a comparire, i legali sbandierano le certificazioni europee (Iso 14001 e Emas) su ambiente e sicurezza che mettono la Saras al riparo dalle contestazioni. Ma a Sarroch il pesce sa di nafta e i bambini, secondo il professor Biggeri, hanno subito modificazioni “pur reversibili” del Dna. Se il film fosse veicolato, il danno d’immagine per una famiglia impegnata in attività sociali e ambientali, sarebbe enorme. Come dice Gianmarco Moratti, nelle sequenza finale: “La Saras è la nostra famiglia”. E nel clan, spazio per chi non spegne la telecamera, non si intravede.

Il Fatto Quotidiano

mercoledì 23 settembre 2009

The Age Of Stupid

"The Age of Stupid", di Franny Armstrong, è un fanta/documentario ibrido ambientato nel 2055, quando le ultime persone vive su una Terra devastata guardano le immagini del 2008 chiedendosi: "perché non abbiamo fermato il cambiamento climatico quando ne avevamo la possibilità?"

Il lancio mondiale della pellicola c'è stato il 21 settembre a New York, alla presenza di Kofi Annan.
Il 22, invece, c'è stata la première che ha coinvolto 40 paesi di tutto il mondo: all'evento, per il quale è stato disteso un tappeto verde, il cinema di New York alimentato ad energia solare è stato collegato via satellite con altri 442 cinema degli Stati Uniti e più di 200 cinema in oltre 45 paesi.
C'è stata anche l'esibizione di Moby e Thom Yorke.
Grazie alla connessione satellitare, oltre ad aver risparmiato sulla produzione e sulla distribuzione delle pellicole, c'è stato un enorme risparmio di emissioni di Co2.



The Age of Stupid (L'Era degli Stupidi) comprende il periodo che va dall'ascesa dei motori a combustione interna fino al superamento del limite di 2 C° nella corsa al riscaldamento globale (all'incirca 1850 - 2020)". Così è scritto in un libro di storia del futuro...

Il protagonista, Pete Postelethwite è un anziano signore nel mondo devastato del 2055, guardando un archivio fotografico del 2008 si chiede "Perchè non abbiamo arrestato il cambiamento climatico quando ne avevamo la possibilità?"

Il film, frutto dell'impegno di produttori indipendenti inglesi, sarà in prima mondiale martedì 22 settembre.

Non perdere l'occasione, vai a vedere Age of Stupid e promuovine la diffusione, con il passaparola, con i social network... Il film infatti non è supportato da una tradizionale struttura di distribuzione.


Il film è sostenuto anche da Greenpeace e WWF per il suo messaggio coinvolgente in vista del Summit sul clima di Copenhagen che si svolgerà a dicembre. Il film sarà proiettato in centinaia di cinema in più di 40 paesi dall’Europa all’Asia, dal Medio Oriente all’Africa, in molte sale addirittura simultaneamente. Nei paesi in cui i cinema non potranno partecipare, ci saranno delle “mini anteprime”, presso luoghi di ritrovo e altri locali non tradizionali, organizzate da volontari di tutto il mondo.

WWF e Greenpeace:

"Invitiamo tutti ad andare a vedere questo nuovo film, coinvolgente e capace di creare le connessioni tra la nostra vita quotidiana e il problema dei cambiamenti climatici. Invitiamo gli spettatori ad accostarsi all'opera con la forza dell'ottimismo della volontà: il clima che cambia è certamente un tema drammatico, e il nostro modo di vivere spesso è illogico e stupido, ma abbiamo l'occasione di fermarci in tempo, evitare gli effetti più drammatici e incontrollabili del riscaldamento globale e correggere le grandi storture della nostra epoca. Altrimenti la nostra sarà inevitabilmente ricordata come l’Era degli Stupidi, che sapevano e hanno fatto finta di niente".

L’evento centrale sarà a New York, nel programma ufficiale della “Settimana del clima” promossa dall’ONU.

L’anteprima sarà presentata da Kofi Annan, Gillian Anderson, l’attore protagonista Pete Postlethwaite, e i registi Franny Armstrong e Lizzie Gillett. Chiunque in tutto il mondo avrà la possibilità di partecipare all’evento The Age Of Stupid acquistando biglietti per una delle centinaia di anteprime mondiali nel proprio paese.

The Age of Stupid è una produzione collettiva, nel senso che il budget del film, di 450.000 dollari, è stato finanziato da 223 individui e gruppi preoccupati per i mutamenti climatici..

Si tratta di gruppi di ogni tipo, da una squadra di hockey a un centro benessere femminile, e ciascuno di loro possiede una percentuale del film. L’anteprima di The Age of Stupid nel Regno Unito non ha richiesto la connessione alla rete elettrica principale, essendo alimentata con successo soltanto da pannelli solari e producendo soltanto l’1% delle emissioni di anidride carbonica di una normale anteprima in stile hollywoodiano. Con 62 proiezioni in simultanea del film, l’anteprima nel Regno Unito è entrata nel Guinness dei primati come la più grande anteprima cinematografica in simultanea. Nella prima settimana di apertura, Stupid è risultato il primo film sugli schermi, battendo Duplicity, con Julia Roberts, e The Millionaire.

Franny Armstrong, regista del film:

"La nostra risposta al mutamento climatico definirà la nostra generazione, allo stesso modo in cui finire l’apartheid, bandire la schiavitù o raggiungere la luna ha definito le generazioni passate. Al momento, stiamo vivendo nell’era della stupidità, The Age of Stupid, ma siamo ancora appena in tempo per cambiare le cose".
(WWF.it)

martedì 22 settembre 2009

Videocracy

Videocracy è un film documentario sull'Italia.

È un'analisi del potere della televisione e di come essa influenzi comportamenti e scelte della popolazione italiana, di come essa sia entrata nella vita quotidiana come principale fonte di informazione per la quasi totalità delle persone. Gandini focalizza l'attenzione soprattutto sull'impero mediatico di Silvio Berlusconi e su come questo sia la fonte del suo potere politico. Il documentario non approfondisce la vicenda berlusconiana ma si evolve per suggestioni, evidenziando la penetrazione sociale dei valori promossi dalla televisione commerciale. Nel documentario sono presentati, come personaggi paradigmatici della videocrazia e della perdita dei valori sociali, Lele Mora (che a fine film pronuncerà il 'basta apparire' che compare nel titolo) e Fabrizio Corona.
(Wikipedia)


Dopo che è stata negata la possibilità di pubblicizzare il film sulle televisioni nazionali, il film è approdato in poche decine di sale cinematografiche in tutto il territorio nazionale (dove rimangono spesso non più di una settimana).
Interessante vedere anche i trailer censurati ed ascoltare l'intervista al regista Erik Gandini e a Domenico Procacci della Fandango.


venerdì 18 settembre 2009

Nassiryia - Per non dimenticare

Dopo l'attentato a Kabul che è costato la vita ad altri 6 militari italiani, su Canale 5 è stato trasmesso "Nassyryia - Per non dimenticare", film sulla strage del 2003 in Iraq.
Il nostro pensiero va certamente a tutte le famiglie delle vittime, di questa strage come di quelle passate, ed esprimiamo il nostro più profondo cordoglio alle famiglie dei militari.

Dopo quest'altra strage in Afghanistan, però, è inevitabile una riflessione su questa missione di guerra.
Per quanto si tratti di un buon film, la riflessione proposta da Canale 5 non può essere soddisfacente.
Ricordiamo, ad esempio, che l'"Operation Iraqi Liberty" ("O.I.L.") non aveva sicuramente come scopo la lotta al terrorismo o "l'esportazione della democrazia". Su questo, il film lascia parecchio a desiderare, visto che non effettua alcuna vera analisi e non presenta punti di riflessione concreti.
Probabilmente, invece di una fiction stereotipata e propagandistica, quello che sarebbe stato giusto trasmettere sarebbe stato un documentario che analizzasse i motivi per cui i militari erano lì e che indagasse sulle reali funzioni assegnate loro.
Invece di una fiction, è consigliabile, dunque, guardare un documentario come il "Reportage" visibile su Google Videos, per riflettere su cosa abbia spinto davvero ad intervenire in quelle zone.
Mentre qualcuno dice di seguire una fantomatica "Strategìa della Vittoria" sbandierata nei talk show, per uno Stato che "ripudia la guerra" sarebbe forse il caso di smetterla di appoggiare una "missione d'affari" criminale e ritirare l'esercito da questa guerra che dura da ormai 8 anni, soprattutto quando i motivi del coinvolgimento e le funzioni delle parti coinvolte restano oscure.

domenica 13 settembre 2009

Festival di Venezia 2009

FESTIVAL DI VENEZIA

Riporto i premi assegnati ieri alla serata conclusiva del Festival di Venezia.

66. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica

Direttore Marco Müller

2 > 12 settembre 2009

Premi ufficiali

La 66. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica si è svolta dal 2 al 12 settembre 2009.
Le Giurie Internazionali hanno assegnato i seguenti premi:
Venezia 66
- Leone d’Oro per il miglior film: Lebanon di Samuel MAOZ (Israele, Francia, Germania)
- Leone d'Argento per la migliore regia: Shirin NESHAT per il film Zanan bedoone mardan (Women Without Men) (Germania, Austria, Francia)
- Premio Speciale della Giuria: Soul Kitchen di Fatih AKIN (Germania)
- Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile: Colin FIRTH nel film A Single Man di Tom FORD (Usa)
- Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile: Ksenia RAPPOPORT nel film La doppia ora di Giuseppe CAPOTONDI (Italia)
- Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente: Jasmine TRINCA nel film Il grande sogno di Michele PLACIDO (Italia)
- Osella per la miglior scenografia: Sylvie OLIVÉ del film Mr. Nobody di Jaco Van Dormael (Francia)
- Osella per la migliore sceneggiatura: Todd SOLONDZ per il film Life During Wartime di Todd SOLONDZ (Usa)

Orizzonti
- Premio Orizzonti al film Engkwentro di Pepe DIOKNO (Filippine)
- Premio Orizzonti Doc: 1428 di DU Haibin (Cina)
- Menzione Speciale: Aadmi ki aurat aur anya kahaniya (The man’s woman and other stories) di Amit DUTTA (India)
Controcampo Italiano
- Premio Controcampo Italiano: Cosmonauta di Susanna NICCHIARELLI (Italia)
al regista Kodak offrirà inoltre un premio del valore di 40.000 Euro in pellicola cinematografica negativa nei formati 35 o 16mm (a discrezione del vincitore) che gli permetterà di girare un altro lungometraggio.
- Menzione Speciale: Negli occhi di Daniele ANZELLOTTI e Francesco DEL GROSSO (Italia)

Corto Cortissimo (Premi assegnati il 10 settembre 2009)
- Leone Corto Cortissimo al film Eersgeborene (First Born) di Etienne Kallos (Sud Africa, Usa)
- Candidatura Mostra di Venezia per gli European Film Awards (EFA): Sinner di Meni Philip (Israele)
- Menzione speciale: Felicità di Salomé Aleksi (Georgia)
Premio “Luigi De Laurentiis" per un'Opera Prima
Leone del Futuro - Premio Venezia Opera Prima (Luigi De Laurentiis): Engkwentro di Pepe DIOKNO (Filippine) - ORIZZONTI
Nonché un premio di 100.000 USD, messi a disposizione da Filmauro, che saranno suddivisi in parti uguali tra il regista e il produttore.



Premio Persol 3-D per il miglior film 3-D stereoscopico dell’anno (Premio assegnato l'11 settembre 2009)
- Premio Persol 3-D al film The Hole di Joe Dante (Usa)


Alla fine, dunque, l'Italia ha ottenuto i premi per le migliori interpretazioni femminili, con Ksenia Rappoport in "La doppia ora" e con Jasmine Trinca in "Il grande sogno".

Quando riuscirà, il Cinema italiano, a tornare ai livelli di film come "Il buono, il brutto e il cattivo" (trasmesso ieri in TV), tornando ad essere un punto di riferimento per il Cinema mondiale e tornando ad avere la possibilità di esaltare e valorizzare concretamente i grandi talenti nostrani? Possibile che la professionalità di attori e attrici italiani di altissimo livello continuino ad essere sprecati in produzioni insignificanti, irrilevanti e che sicuramente non troveranno l'interesse neanche tra il pubblico nazionale? Davvero, ottenere successo internazionale sarebbe tanto negativo per il nostro Paese?
Mah.